PPSS [capitolo 1] / Lilith. Un mosaico

PPSS [capitolo 1]
da Lilith. Un mosaico di Davide Nota (Luca Sossella Editore, 2019)
Partitura video: Alice Piergiacomi, Piergiovanni Turco
Partitura audio: Aspect Ratio, Reesut
Voci: Giacomo Lilliù, Alessandra Penna
Apparizioni video: Valentina Lauducci, Angelica Orsetta Fossati Bellani, Alice Piergiacomi, Davide Nota
Ideazione e realizzazione: Collettivo ØNAR

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Anche gli schermi possono pregare? (Seconda parte)

Seconda parte di una conversazione in atto tra Giacomo Lilliù e Davide Nota attorno al romanzo Lilith. Un mosaico (Luca Sossella Editore, 2019) e al concerto per voci e interferenze PPSS a cura del Collettivo ØNAR. Si parla, in questa parte, di lockdown interiori, di realtà virtuale e di virtualità reale.

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GL: Fin dalle prime stesure del romanzo, mi è sembrato che Lilith riveli un’intuizione cristallina: la tecnologia dell’immagine come nostra archè. L’uomo innanzitutto come ur-obiettivo foto-grafico, e dunque il video come destino della specie (o quantomeno dell’esemplare occidentale), da compiere o sfatare. È uno svelamento enigmatico, che svincola il video da qualsiasi discorso storico per collocarlo in una prospettiva quasi soteriologica: chi siamo noi, che sentiamo questa spinta a riprodurci non solo biologicamente, ma anche tecnologicamente? Creature così disperatamente volte al virtuale, in rivolta contro il reale? Anche questo è un punto di tangenza tra Lilith e il teatro, che è soglia tra virtualità e realtà. Continua a leggere

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Anche gli schermi possono pregare? (Prima parte)

Prima parte di una conversazione in atto tra Giacomo Lilliù e Davide Nota attorno al romanzo Lilith. Un mosaico (Luca Sossella Editore, 2019) e al concerto per voci e interferenze PPSS a cura del Collettivo ØNAR. Si parla, in questa parte, di morti, di videoschermi e di reintegrazione.

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GL: Partirei dal principio, e in Lilith partire dal principio credo voglia dire partire dai morti. Contemplarli, o riportarli in vita (frammento 1)? Tra i tanti motivi del tuo mosaico, credo si possa discernere quello di una veglia funebre (e mi viene in mente quella di Finnegan); più semplicemente, potremmo parlare di una storia di fantasmi, se con fantasma intendiamo l’eidolon, il doppio intangibile della vita. Ed è qui che sta una delle ragioni fondamentali del tentativo di tradurre Lilith verso il teatro perché, almeno per quanto mi riguarda, il teatro è il luogo in cui la corporeità innegabile dell’attore può trasfigurarsi esalando da sé un miraggio (dello sguardo, dell’udito, della percezione, dell’immaginario). Anche in Lilith c’è questa sovrapposizione di presenza e assenza, ma mi sembra che il tentativo sia in senso opposto: non sublimare la carne, bensì incarnare l’impalpabile. Condividere il sangue con gli antenati, restituire forma all’invisibile (frammento 14). È così? Continua a leggere

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Lilith (Un mosaico) – Booktrailer

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